Noi, che parlavamo d’amore

finlandia

 

Mi strappi dall’oltretomba in cui vivo, amore mio.

Tu che in una tomba riposi ancora, ancora e ancora, fino all’eternità e oltre. Chi può dire cos’è l’infinito? Dove finisce il mio desiderio di averti e dove inizia la paura di perderti per sempre?

Paura di non ricordare il volto, il sorriso, la voce, l’odore, io che non ho occhi di  falco, memoria di elefante, udito e olfatto di cane, io che sono solo così umana, ho paura di dimenticarti e di perdermi nell’oblio di ciò che ero, io, con te. Di ciò che noi eravamo. Noi, che parlavamo d’amore.

Mi strappi dall’oltretomba in cui vivo, amore mio.

In queste tiepide giornate di primavera, che ruotano attorno al tuo giorno di festa che non sarà. E mangerò un dolce dedicato, sorriderò  per non perdere la rotta, camminerò fiera al tuo fianco pensando a domani e a tutti i giorni che saranno. Anche senza di te, ma con te, che ti porto dentro. Piangerò e riderò dei ricordi, ne farò una collana da indossare in ogni occasione, senza rabbia se si spezzerà, perché raccoglierò tutte le perle una ad una e le infilerò in una nuova collana, per noi, che parlavamo d’amore.

Mi strappi dall’oltretomba in cui vivo, amore mio.

Mi hanno detto che un giorno vorrai andare perché ancora sei qui per me, ma non è il tuo luogo, ora. Non esiste un luogo in cui io non possa essere con te e un luogo in cui tu non possa essere con me. Costoro che dicono queste cose, non sanno cosa è l’amore, quanto ben sopporti la lontananza e quanto tragga da essa la forza per rigenerarsi. Io sui miei passi che battono nuovi sentieri, tu ormai oltre ogni luogo che mi dici che mi aspetterai, noi viviamo in una terra di mezzo amore mio, ove possiamo incontrarci ancora, noi, che parlavamo d’amore.

Mi strappi dall’oltretomba in cui vivo amore mio.

Tu che in una tomba riposi ancora, ancora e ancora, fino all’eternità e oltre. Sento nella mia voglia di vivere tutto l’amore che hai per me e questo non me lo porterà via nessuno e per questo nessuno potrà più farmi male. Avrò ancora il coraggio di credere e di sbagliare, avrò ancora la forza di affrontare e affrontarmi, supererò nei giorni, la quotidianità del giorno, sperando al risveglio nella bellezza del giorno appena iniziato. Ti saluterò alzando le lenzuola come fossero vele che solcano nuovi oceani, gonfie di un buon vento e confiderò i miei segreti, a noi, che parlavamo d’amore.

 

 

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20 pensieri su “Noi, che parlavamo d’amore

  1. Chi può dire e può sapere che cos'è amore?Anzitutto è sempre povero e tutt’altro che delicato e bello, come i più se lo figurano; anzi è grossolano, mezzo selvatico, sempre scalzo, vagabondo, dorme sempre per terra, allo scoperto, davanti agli usci e nelle strade, sotto il sereno, perché ha la natura della madre ed è tutt’uno con la miseria (Platone, Il Simposio) L'amore vive di mancanza.Abbraccio

  2. Sono rimasto qui per circa tre minuti con la bocca aperta per un :-OOOH !…….non aggiungo altro,non trovo le paroleso che capiraiquel che non sono in grado di  diremettendo una mano sul pettoper ascoltare il   battito del cuore.Un abbraccioil falconiere

  3. vorrei che tu sentissi la vicinanza di tutte queste belle persone che ti leggono, e che sentissi anche la mia, benchè ultimo arrivato;permettimi di salutarticataldo

  4. catamor ti ringrazio tanto, e ti permetto di sicuro di salutarmi. Sappi che coloro che sono qui, non mi hanno abbandonata mai in questi due anni. Presenze preziose, affettuose, piene, vive, mi sono sempre stati accanto, con una delicatezza e una intelligenza rare. A loro devo tantissimo. Guai se non avessi avuto loro in certi momenti. Grazie per esserci anche tu ora.La rete offre doni preziosi.Grazie a te Didò, sempre, sempre. Un abbraccio.Mimò tesoro, lo sai…tra queste parole, legati con fili sottili,  su e giù, altrove e oltre, qui e là e sempre c'eri anche tu, anche voi. tvb

  5. Non ci sono commenti per queste parole che si radicano in profondità nel cuore di chi ti legge. Sai che ti sono sempre vicina con il cuore e con la mente. Ti abbraccio in silenzio. Annarita

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