Il cesso delle donne

Visto che in questo momento mi sento particolarmente consona al titolo del post, riposto volentieri questo pezzo perchè lo reputo divertente.

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Potrebbe ricordare il titolo della serie televisiva "il bello delle donne" ma non è così perché i cessi pubblici per signore di bello hanno veramente poco. Vorrei riproporre per l’ennesima volta la domanda che mentalmente faccio tutte le volte che entro per esempio nei bagni di un autogrill: ma perché continuano a mettere tutte tazze e non le pratiche e più igieniche turche?

Sicuramente il soggetto che distribuisce cessi per tutta la rete autostradale è un uomo, su questo non ho dubbi. Ma porca paletta, avrà bene anche lui una moglie, una fidanzata, una sorella, la mamma, la nonna, la zia?! CHE LE INTERPELLI prima di fare boiate di questa portata.

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Ogni donna almeno una volta nella vita, ha dovuto ingaggiare una battaglia coi cessi pubblici, che si può vincere solo dopo anni di faticosa pratica in varie stagioni dell’anno perché l’abbigliamento ha la sua importanza e bisogna seguire accorgimenti specifici.

Esclusi rari casi dove apparentemente i bagni sono quasi decenti, di norma sono una schifezza che già avvicinarti per lavarti le mani avresti bisogno di una buona scorta di lisoformio. Quando poi tocchi con il ditino la maniglietta della porta, oggetto dall’aria innocente ma in realtà congegno terrificante a chiusura stagna o prossimo alla rottura, già umidiccia non si sa da cosa, di certo non roba tua, sei già consapevole che stai aprendo la porta dell’inferno. E quasi sempre è così.

 

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Se la stagione è estiva il problema è dato dalla nudità, ovvero da quanti centimetri quadrati di pelle hai esposta che possono toccare superfici definibili nella migliore delle ipotesi, non particolarmente igieniche. Per cominciare sarebbe opportuno indossare scarpe chiuse, ottime le scarpe da ginnastica con un po’ di zeppa, attenzione alle scarpe di tela perché possono inzupparsi, banditi gli infradito rasoterra, perché spesso i cessi sono un lago.  Un lago  di liquido non ben identificabile, di colore scuro, assorbito a tratti da tonnellate di carta ammucchiata negli angoli. I distributori di carta igienica e di salviettine sono rigorosamente vuoti. Per cui consiglio non ultimo, portarsi dietro l’occorrente per asciugarsi.

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Eppure tu pensi a questa miriade di signore in paziente attesa per entrare, come perfette donne di casa, i cui bagni saranno sempre lindi ed igienici, che spenderanno fortune in disinfettanti e profumi per rendere uno dei luoghi più intimi di casa loro come una bomboniera in cui potresti mangiarci dentro, e non puoi pensare che riducano un cesso in quelle condizioni. Eppure una spiegazione logica c’è. E’ la moltitudine penseranno i più.

Errore.

toilettes_a_secProvate ad immaginare cari signori, perché le signore già lo sanno, cosa significa doversi chinare su una cosa in cui non vorresti appoggiarti manco morta, in un luogo in cui potendo, voleresti, dovendoti pure spogliare e se hai abiti complicati meglio spararsi subito perché c’è da morire, e se ti scappa da 18 ore muori davvero se non la fai.

Quindi analizziamo l’abbigliamento. Le scarpe abbiamo già detto come sarebbe preferibile che fossero. I calzoni : meglio se un po’ attillati ma soprattutto stretti alla caviglia. Le zampe d’elefante anche arrotolate fino al ginocchio, nel momento topico possono srotolarsi e toccare il pavimento inzuppandosi. La gonna: potendosela permettere sarebbe funzionale mini, meno tessuto sei costretta a tenere in mano e meglio è, perché con una sola mano devi fare questo e con l’altra devi sfilare ciò che impedirebbe la minzione, pena farsela addosso e non sarebbe fine. Per le amanti come me, dei gonnelloni anni settanta, consiglio di tirarsi la parte posteriore sulla testa, sollevando la parte anteriore prima di cominciare a chinarsi fagottolandola tutta in una mano o sotto al mento se non basta, stando bene attente agli spinzi laterali che nella tensione possono sfuggire vanificando ogni sforzo. Sconsigliato il lino.

312276Tutto questo se non hai portato con te la borsa altrimenti sarebbe bene fosse munita di tracolla abbastanza lunga da metterla a guisa di bandoliera. Peccato che nel momento in cui ti chini in modo anomalo, il peso, perché le borse delle donne pesano sempre un quintale, la fa catapultare in avanti, col rischio che pure lei tocchi il pavimento schifoso o che ti tronchi la cervice. Se la borsetta invece è coi manici piccoli, come vanno di moda ora, oltre alla gonna devi tenere anche questa. Ottimo se messa fra i denti, sempre che non si faccia uso di protesi perché potrebbe risultare increscioso.

Ci sono quindi molte scuole di pensiero nello svolgere tale operazione con il minor numero di danni possibile.

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C’è la scuola delle salviettine, ovvero prima di sederti sulla tazza, scientificamente ne copri tutta la superficie con 8 strati di carta igienica o salviettine, ma se è bagnata, e si può intuire da cosa, o ne metti davvero uno strato corposo oppure passa il bagnato e si è punto e a capo, oppure nel movimento rotatorio per sedersi il mattone di carta cade rendendo vana la necessità di ridurre il tasso batteriologico del luogo a sedere.

Metodo che ritengo poco efficace, ma evidentemente ancora utilizzato considerati i mucchi spaventosi di carta che ci sono dentro a tutti i cessi delle donne.

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I cestini sono talmente pieni da chiedere pietà, quanto la foresta amazzonica desertificata.

L’alternativa e qui si richiede una certa capacità motoria, consiste nel montare in piedi sulla tazza, accovacciandosi dopo che hai trovato perfetto equilibrio senza doverti appoggiare da nessuna parte perché hai solo una mano libera, e poi fanno schifo pure le pareti. Dipende però da quanto è grande la tazza per non farla inevitabilmente fuori, ma soprattutto da quanto è largo il bordo della tazza stessa. Le scarpe in questo caso sono fondamentali, consigliata solo se si hanno scarpe da arrampicata.

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Infine rimane il tentativo classico definiamolo a 90 gradi, sempre che le scarpe siano quelle giuste e che si siano presi i giusti accorgimenti per l’abbigliamento del momento. Non è la posizione corretta si sa, ma se si hanno tutte le cose a posto e se ci si riesce ad inchinare a tal punto per vedere di centrare la tazza, la cosa può anche funzionare, a meno che non capiti l’imprevisto di una minzione ribelle che sventaglia oltre ogni previsione facendoti passare per una che a 40 anni non ha ancora imparato a fare pipì.

 

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(immagine di PIPOPIPO21)

La cosa come può essere facilmente intuibile, si complica in inverno.

La quantità e lo spessore degli indumenti indossati non aiuta certo le signore, costrette a contorsionismi che le atlete cinesi hanno inserito nei programmi olimpionici.

Solo le scarpe si salvano, spesso sono stivali alti e comunque sempre scarpe chiuse. Ma il bonus finisce lì. Perché ci sono i collant! Così imparate a non usare le giarrettiere diranno gli uomini. Ma mica dobbiamo andare nei cessi pubblici tutti i giorni no?

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Sconsigliato tentare di fare il tutto col cappotto, l’impresa è davvero impossibile, quindi meglio lasciarlo in auto e rischiare l’assideramento.

I cessi degli autogrill sono più puliti è vero, ma vogliamo pensare a quelli delle stazioni sciistiche?

Non escludo che molte signore preferiscano farsela addosso, tanto hanno una magnifica salopette sintetica che può reggere benissimo fino a sera e le calzature si sa sono a perfetta tenuta.

Ma se si decide che farsela addosso non è carino niente niente, ci si può pure avventurare nell’ardua impresa, e dopo che ti sei denudata, hai un freddo boia, e studi attentamente la situazione per come agire nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile ti accorgi che la porta del bagno non si chiude. Per cui a 90 gradi, col sedere di fuori, rischi di fartela addosso perché tenti di tener chiusa la porta con l’unica mano libera che hai. L’altra sta reggendo l’ultimo brandello di dignità che sta miseramente cadendo come le bretelle della salopette color rosa pallido.

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