Playa de la recherche

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Cito una bella frase di Joe Sentieri che ho sentito alla radio questa sera mentre tornavo dal lavoro:

Una persona è buona non se fa del bene, ma se non fa del male.

Ritengo che questa considerazione sia particolarmente adatta a questa signora che io stimo molto, Gabrilù.

Riservata, misurata nei modi e nelle parole quanto nelle esternazioni, ci offre con costanza e competenza saggi su molti aspetti culturali, ma soprattutto sulle letture di cui è davvero un’esperta.  Accompagna le nostre riflessioni e le nostre cognizioni senza dare giudizi, senza sputare sentenze nel totale rispetto delle opinioni altrui, regalandoci sempre, e questo è il vero dono, quelle che sono le sue  tracce intellettive sull’argomento, perchè è una persona che ama molto il confronto.

Lo facciamo tutti, penseranno i più, non è vero. Non così, non con la serietà  e il rigore che lei manifesta nelle risposte che lascia e ne sono certa, in ogni cosa che fa.

Non ama i fronzoli questa signora, le smancerie non sono il suo linguaggio comunicativo, ma è molto affettuosa a modo suo, molto attenta a ciò che la circonda, come penso che ami  stare in silenzio e ascoltare.

Per questo l’immagino che guarda lontano, assorta nei suoi pensieri, serena, perchè porta con sè la voglia di condividerli e noi gliene siamo grati.

Avrei potuto scrivere una frase o un pezzo di Proust che ama in modo particolare, ma lei lo sa fare molto meglio di me.

 

Le sierras Casera y precaria

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(sgnapisgiava)

Questa è La Danzatrice di Gambyong del teatro di burattini Wayang golek dell’isola di Giava.

E’ colei che esce alla fine dello spettacolo e con la sua danza invita gli spettatori ad interrogarsi sulla morale dello spettacolo.

Una figura importante che mi ha ricordato la mia amica cp.

Anche lei con la dua danza si interroga sulla sua vita e ci fa riflettere sulla nostra, con tanta ironia.

Per questo le regalo questo colore da appendere nella sua cucina isolana, dalla quale escono profumi deliziosi.

 

 Credo sia giusto fornire alcuni elementi relativi a questo tradizionale spettacolo dell’isola di Giava da cui ho tratto l’ispirazione per dipingere la Danzatrice di Gambyong dedicata a cp.

Il Wayang golek, è uno spettacolo di marionette diffuso a Giava. Sono burattini di legno, tridimensionali, riccamente vestiti e dipinti in colori sgargianti, fissati su un tronco di banano tramite un bastone centrale.
I lakon (storie) che vengono messi in scena, derivano sia dai cicli epici del Mahabharata e del Ramayna e sono chiamati Waynag purwa, sia dai racconti della storia indo-giavanese a partire dal X secolo.
Nel Wayang purwa, il dalang (burattinaio) manovra i burattini di legno con le mani stando di fronte al pubblico, senza schermo.
Se vanno in scena lakon del repertorio Wayang purwa, la rappresentazione dura dalel nove di sera fino all’alba, se invece si tratta di spettacoli tratti dalla storia locale, possono essere rappresentati di giorno e durano due ore.


L’utilizzo di un burattino , la danzatrice in particoalre, del Wayang golek in una rappresentazione del teatro delle ombre è molto interessante: la sua comparsa sulle scene avviene soltanto alla fine dello spettacolo, con movimenti della danza Gambyong.  Il significato di tale apparizione, che non ha alcun nesso con il tema e i personaggi dello spettacolo in corso è da ricercarsi nel temine Golek che significa appunto “ricerca”: prima di tornare a casa, il pubblico viene invitato a riflettere sulla storia appena narrata e cercarne la morale.

Il ruolo del dalang è di primaria importanza perché è il regista e lo sceneggiatore. E’ colui che sceglie i lakon, le musiche, le voci oltre al finale della storia che varia di volta in volta a seconda delle circostanze. Non è una professione che s’impara in poco tempo, richiede molta conoscenza, molta dedizione e talento e spesso è tramandata di padre in figlio. Esistono inoltre dalang donne, ma oggi meno che in passato.

Ai burattinai si attribuiscono anche poteri magici e soprannaturali e in ogni caso vantano una conoscenza approfondita della mitologia e della filosofia giavanesi tanto da essere paragonati agli ecclesiastici in occidente. (Curioso paragone aggiungo io).
Esistono due categorie di dalang, quelli di campagna più legati alle tradizioni e quelli di corte definiti più colti. In realtà il confine tra le due categorie è labile tanto è vero che vengono chiamati a rappresentare sia gli uni che gli altri indifferentemente in tutte le occasioni.

Plana de mimosas

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(sgnapisdanza)

Lei arriva soave e leggera regalandoci immagini e parole di grande bellezza.

Come una danza che non finisce mai, come un profumo che parla di vita.

 

Le rose

 

Se, d’ambrosia spirando, le rose si disfanno,

 E là, dove l’oblio recan l’onde assonnate,

.

le loro ombre sul Lete  fioriscon profumate.

ai campi Elisi, lievi le loro anime vanno.

A. S. Puskin

Favor de las nieblas

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(sgnapisnebbia)

 

A volte è necessario essere avvolti dalla nebbia per comprendere davvero le cose, perchè si è costretti a guardarle da dentro.

Così fa la mia amica che abita la laguna vicino al faro dell’isola.

Lei guarda dentro alle cose e ciò che ne racconta è sempre pieno di poesia.

Riporto quindi la poesia che lei ha scelto per il suo ultimo post perchè la ritengo particolarmente adatta.

Ulisse

 

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’acqua emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

(Umberto Saba)

***

Inviatami da Eros, pubblico questa poesia di Machado, perchè bellissima e perchè in spagnolo.

***

Es una forma juvenil que un día
a nuestra casa llega.
Nosotros le decimos: ¿Por qué tornas
a la morada vieja?
Ella abre la ventana, y todo el campo
en luz y aroma entra.
En el blanco sendero
los troncos de los árboles negrean;
las hojas de sus copas
son humo verde que a lo lejos sueña.
Parece una laguna
el ancho río entre la blanca niebla
de la mañana. Por los montes cárdenos
camina otra quimera.

(Antonio Machado)

Playa Gaja

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(sgnapisgabbiano)

Dedico alla mia amica  Gaja, che ama la luce del Nord come me, questa immagine di libertà.

 

 

Alla deriva! Un piccolo battello alla deriva!
E la notte sta scendendo!
Nessuno guiderà un piccolo battello
Alla città più vicina?

 

Così marinai dicono – che ieri –
Proprio mentre il crepuscolo imbruniva
Un piccolo battello abbandonò la lotta
E gorgogliò giù e giù.

Così angeli dicono – che ieri –
Proprio mentre l’alba rosseggiava
Un piccolo battello – stremato dalle raffiche –
Rialzò l’alberatura – rispiegò le vele –
E si lanciò – esultante lassù!

Emily Dickinson

(traduzione di Giuseppe Ierolli)

Tempo di rugiada

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(SgnapisIsola)

.

L’ALBATRO

.

 

Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri,

grandi uccelli marini che seguono, indolenti

compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra

gli abissi amari.

.

 

Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re

dell’azzurro, goffi e vergognosi, miseramente

trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi

fossero remi.

.

 

Com’è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato!

Lui, poco addietro così bello, com’è brutto e ridicolo.

Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un

altro, zoppicando, mima l’infermo che prima volava.

.

 

E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride

dell’arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi:

esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali

di gigante avanzare di un passo.

.

C.Baudelaire

.

Traduzione postata gentilmente da Zop che pubblico volentieri perché molto musicale e per questo molto bella.

Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.

E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell’azzurro abbandonano,
netti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com’è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!

Lui, poco fa sì bello, com’è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l’infermo che volava, zoppicando deride.

Come il principe dei nembi
è il Poeta; che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell’arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
.

.

Bellissima traduzione di Gesualdo Bufalino inviata da Erostratos, che pubblico molto volentieri perché molto suggestiva.

 

Spesso per passatempo, acchiappano i gabbieri
un di quei grandi albatri, uccelli d’altomare,
che, come pigre scorte, i nomadi velieri
sogliono sugli amari vortici accompagnare.

Sono appena deposti sul ponte che s’accasciano,
questi re dell’azzurro, con vergogna impotente,
e le grandi ali candide lungo i fianchi si lasciano
pendere come remi malinconicamente.

Il viator volante, com’è sgraziato e stroppio!
Lui, già sì bello, come laido e comico sembra!
V’è chi il becco gli stuzzica con la pipa, chi zoppica,
scimmiottando l’impaccio delle povere membra.

Poeta, anche tu abiti nel cuore della folgore,
e sfidi i dardi, e sopra le nuvole t’accampi:
esule sulla terra, fra i dileggi del volgo,
nell’ali di gigante ad ogni passo inciampi!

.

Pubblico volentieri anche questa traduzione di Errante inviatami da Mariastrofa perchè la ritengo molto molto bella.

Sovente, per trastullo, gli uomini d’equipaggio
fan prigioniero un albatro, grande uccello dei mari,
mentre segue, indolente compagno di viaggio,
il vascello che scorre sovra i gurgiti amari.

Ma l’han deposto appena sulle tavole ingrate,
che quel Re dell’azzurro, intimidito e stanco,
lascia pietosamente l’ali di smisurate
arrancar come remi, pendule a ciascun fianco.

Oh com’è goffo e imbelle, il viatore alato!
Splendido poco innanzi, ora grottesco e monco.
Chi con la pipa mozza provoca il becco alzato;
chi, claudicando, imita l’ansia del volo cionco.

Il poeta somiglia a quel re degli spazi,
che, aduso alle tempeste, va sfidando il destino.
Esule sulla terra, tra le beffe e gli strazi,
le ali di gigante gli inceppano il cammino.

(Vincenzo Errante)

Riporto con piacere il commento di Triana perchè è di una bellezza commovente.

Come credo che questa bellissima poesia si abbini bene all’immagine dei  marosi isolani che ricordano un po’ le avversità della vita e della forza necessaria per superarle.  Da soli è sempre più difficile.

La storia tristissima degli albatros cantata da Baudlaire e riportata qui da questo susseguirsi di traduzioni
sempre più belle, mi ha fatto venire in mente la sorte più felice del cerilo, il maschio delle alcioni che, narra la leggenda, quand’è troppo vecchio e stanco, viene circondato dalle femmine ch lo acompagnano e lo sorreggono nel volo. E lo stupendo frammento di Alcmane, che riporto qui in tre diverse traduzioni: le prime due sono di Quasimodo, la terza in realtà non lo so. Non mi convincono del tutto. Qualcuno vuole dare la sua?

Il cerilo (Alcmane)

O fanciulle che il dolce suono seguite con soave
voce, non più le membra ho docili. Fossi il cerilo
che con le alcioni passa sereno sul fiore dell’onda,
uccello di primavera, colore delle conchiglie!

O fanciulle di dolce voce e dall’amabile canto,
il corpo più non mi regge.
Fossi il cerilo che le alcioni sorreggono sul fiore dell’onda,
uccello di primavera,
colore delle conchiglie!

Fanciulle dal canto di miele, dalla voce sacra, non più
le membra possono portarmi. Oh, fossi io un cerilo,
che sul fiore dell’onda, insieme alle alcioni vola,
con il cuore che non conosce paura, sacro uccello, colore della porpora marina.

Stella Polare

Spesso brancoliamo nel buio anche se c’è un sole accecante, percorriamo strade sconosciute come se fossimo bendati,  le risposte faticano ad arrivare poichè  le poche domande risultano confuse, contradditorie quasi sempre taciute. Per orgoglio.

Si cerca un punto di riferimento, invano. Ci si perde a più riprese e non si riesce o non si può nemmeno tornare indietro. Se con fatica ci si ritrova sullo stesso percorso, con sgomento ci si rende conto che bisogna ricominciare da capo.

Poi improvvisamente arriva qualcosa che come un raggio di sole ci aiuta a trovare la rotta.

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                                                      (Sgnapisluce)

Perchè occorrono quattro milioni di spermatozoi per trovare e fecondare un ovulo?

Perchè nessuno vuole chiedere indicazioni.

 

Sono certa che l’idea del navigatore satellitare è partita da un comitato di mogli che sono state costrette a perdersi almeno una volta nella vita.  E non in senso lato.

Le donne in fatto di sopravvivenza sono meglio dei marines.

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Il resto dell’isola non ho avuto ancora modo di visitarlo, ma ho sentito pronunciare il nome di alcuni posticini assai curiosi: Playa Gaya, Punta Triana, Punta Lollosa, le sierras Casera y Precaria, che dovrebbero trovarsi nella parte occidentale, e poi il tenebroso monte Hidra, di origine vulcanica, che si può vedere anche da qui, e una certa laguna, ottimo approdo per attività di contrabbando, che chiamano Favor de las Nieblas.
.
Più qualche altro sito dal sapore romantico, tipo Flor de Bruguera o Luna de las Buenas Noches… Purtroppo non mi sono mai mosso dalla capitale, quindi non saprei neppure collocarli esattamente. Ci vorrebbe un cartografo.
 
La stella polare va benissimo tesoro che ti ha portato fino a qui.
D’ora in poi potrai usare il navigatore se vorrai:)
Sulla nostra isola, marinaio, considerati un Re.
Un post meraviglioso di Eros postato sul blog di Maria Strofa, che parla di un luogo del cuore e della mente, che a me piace tanto.
Perchè è condiviso.
Inoltre è bagnato da un mare dai fondali ricchi e pescosi, dove nuotano specie di pesci mai viste prima e che brillano di una luce particolare, è il Mar sin calidad
Grazie

 

 

E’ un’isola molto grande questa Eros, grande come la metà del cielo, anzi forse di più. E’ un’isola a tratti lussureggiante a volte desertica, arida e rigogliosa al tempo stesso. Si parlano tutti i dialetti del mondo e i visi portano tutti i colori del mondo.  Alberga  tutto l’amore e tutto l’odio che il mondo conosce, perchè  qui si dona la vita e con essa la morte che ne fa parte. Il dolore e la paura, hanno un volto, come la passione e la dedizione.

E’ un’isola affascinante che giusto persone intelligenti come te sono spinte a cercarne la rotta.

E’ un’isola bellissima, ma della quale è molto difficile coglierne l’essenza tanto è tortuosa e complessa per cui occorre prestare molta  attenzione. Un turista distratto, come purtroppo a volte sono, non ne vedrebbe la meraviglia.

Fiumi, pianure, laghi, mancano molti angoli che non sono stati citati ma di altrettanta forza e grandezza.

Col tempo imparerai ad apprezzarli, ne sono certa.

Per cui benvenuto amico Erostratos che la tua permanenza sia piena di grazia e gioia.