Per anni le valigie rimasero riposte negli armadi del solaio, sulle mensole in alto. Nemmeno sapevo quante ne avevo, tanto da comprarne, ogni tanto, una più moderna e pratica, dimentica degli acquisti precedenti, ignara dell'inutile accumulo che si sarebbe creato, per una stanziale come me.
Da ragazza sì, viaggiavo parecchio per amore, per lavoro ero sempre in giro in treno, successivamente in auto, appena data la patente infatti girai quasi tutta l'Italia, da sola e in pochissimo tempo. Ero lanciata in un vortice nel quale le valigie avrebbero rappresentato il passe par tout del mio futuro, il filo legante tra una vita conosciuta e l'ignoto che il viaggio rappresenta per antonomasia. Mi piaceva questa sensazione di libertà, di novità, di opportunità diverse a differenza del mio piccolo cortile dai confini definiti.
Poi la vita mi riportò bruscamente a casa. Nessun amore lontano da raggiungere, nessun lavoro proiettato nell'universo mondo, ma un marito, il primo, conosciuto sui banchi delle elementari e un lavoro sedentario da impiegata. Nuove valigie arrivarono tra i regali di nozze: rigide, rosse, col manico e le rotelle, due, sul lato in fondo, opposto a quello del manico, per sollevarle e trascinarle agevolmente. Lo facemmo come meglio potemmo e con tutta la nostra buona volontà, in un matrimonio destinato a fallire sin dall'inizio. Le ferie e i brevi viaggi che ci concedemmo, non attenuarono il disagio di questo legame, incapace, come le valigie, di decollare per un lungo viaggio. Seguirono anni privi di spostamenti. Anche il viaggio di nozze, il secondo, deciso da me, alla ricerca di un'alternativa, alla fine si rivelò un fallimento: itinerario enogastronomico nelle dolcissime Langhe. Occorre essere in sintonia per affrontare un viaggio del genere, intendersi alla perfezione, amare le stesse cose, soprattutto gli stessi ritmi e non era così tra me e il secondo marito che anelava luoghi esotici. Anche questo matrimonio smise di viaggiare molto alla svelta. Si trascinò per alcuni anni, da una parte all'altra del cortile, per naufragare in un doloroso e distruttivo silenzio.
Senza figli, a quel punto, non aveva alcun senso continuare, perché l'amore, quello, chissà dov'era finito e da quanto tempo.
Da sola fu un altro viaggiare. Tutto pareva possibile e in divenire, ma la stanchezza e la paura di non farcela smorzarono gli entusiasmi. Poi, a dire il vero, il cortile vuoto svelò spazi interessanti, per cui mi spostai poco, quasi sempre in ferie e qualche volta per andare a trovare nuovi amici. In compenso ripresi a leggere, dipingere e scrivere. Le valigie continuarono a giacere in solaio e in cantina, protette da pellicole di plastica. Negli anni, comunque, con l'addizionale di qualche regalo, diventarono numerose. Poi arrivò il trolley, pratico per andare in palestra tutti i giorni, indispensabile per i viaggi in aereo.
Ne comprai un set di tre, di misure diverse e subito capii che le mie belle valigie non le avrei usate mai più. Ma è errato trarre conclusioni affrettate perché la vita riserva sempre delle sorprese.
Ora ho la casa piena di valigie, aperte, chiuse, piene, vuote…Le ho tirate fuori tutte, o quasi, sono rimasti in cantina una valigia rossa rigida e un trolley verde acido con le ruote arancioni, una delizia, ma troppo grande per essere spostato pieno senza sfiancarsi. Dovrei essere più accorta negli acquisti a volte.
E' ritornato il tempo della transumanza, per caso o per miracolo, non saprei dire a questo punto della mia vita.
Una serie di coincidenze ha richiesto un numero imprecisato di contenitori atti al trasporto di cose, abiti, oggetti…Il babbo che dopo molti anni che abitava la sua “tana” è stato sfrattato e come si dice che “non tutti i mali vengono per nuocere” affermo per fortuna, perché ora abita una casa vera, che richiede molte attenzioni però, tessuti, tende, copriletti, reti, materassi…Poi cosa che definirei commovente, ho ritrovato il mio amore lontano. Lontano nel tempo e lontano fisicamente. Ma non come credevo, dato che ci siamo innamorati di nuovo e immediatamente e ancora di più di quando eravamo ragazzi. Per cui ho ripreso a viaggiare spesso e con regolarità, mi sposto con valigie piene di ogni cosa, per una casa, per un'altra, per un luogo per un altro in cui comunque ho il mio letto comodo dove dormire e sognare volendo. E poi sempre il trolley pronto per la palestra, che non sia mai che abbia voglia, tra uno spostamento e l'altro, di fare una sgambettata sul tapis roulant e non abbia l'occorrente appresso. Mentre guidavo pensando a cosa avrei dovuto lasciare in un luogo e prendere in un altro e cosa avrei dovuto prelevare da dove abito per portarlo altrove, malgrado la stanchezza fisica mi rendevo conto che stavo bene come non mi capitava da tanto tempo. Che ogni cosa che avevo coltivato nel mio cortile fa parte di me e non necessita di valigie per essere trasportato e che ora so con certezza dove voglio andare ma soprattutto con chi. Ho capito che malgrado non mi sia spostata molto in questi anni, in realtà ho viaggiato moltissimo facendo scelte a volte molto coraggiose. Sono stata costretta ad intraprendere viaggi molto faticosi senza spostarmi di un millimetro, eppure mi hanno permesso di vedere nuovi orizzonti prima sconosciuti perché hanno misurato il mio coraggio e le mie energie. Ho capito che amo molto e sono altrettanto amata e che ciò che sono, nel bene e nel male è frutto dell'amore di chi mi porto dentro. E io sono abitata da persone meravigliose. Ecco perché ovunque è la mia casa e dopo tanto apparente immobilismo, le mie gambe possono riprendere ad andare dove vogliono.
Io, intanto, sorrido.
