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Come sempre.

Il numero dieci ricorre nella mia vita ma in modo del tutto casuale: il civico della mia abitazione, di quella del babbo, di quella di mamma,  il giorno in cui è morto Emilio, in cui sei morto tu.
Scorre indisturbato tra i giorni del mese, dopo il nove, prima dell’undici, in un susseguire apparentemente sempre uguale ed indolore.
Non è così.
Nulla è e sarà più uguale a qualsiasi cosa dopo aver perso una persona cara.
Nulla ritornerà come prima, mai più.
“Mai più” hanno letto/recitato oggi un gruppo di giovani studentesse ad un bel convegno sulla scuola di cui scriverò presto, che si è tenuto nella mia città.
Hanno scelto alcuni passaggi salienti tratti dal libro L’eleganza del riccio.
Mentre le ascoltavo con piacere, sono ritornata alla giovinezza, al mio bisogno di comprendere, di sondare, di avere risposte esaustive ed onnicomprensive, calata nella mia visione assoluta del mondo.

Mai più.

Mi chiedo come possa essere compreso, ma soprattutto sopportato sulla pelle, nel caso accadesse la disgrazia di doverlo sopportare, da parte di un’adolescente in sboccio, che per natura porta in sè la potenza dell’illusione dell’immortalità e del per sempre, un concetto così assoluto e definitivo che abbisogna di anni ed anni di fatiche, dubbi e compromessi con se stessi perchè possa essere anche solo riconosciuto.

Accettarlo è impossibile.

Infatti mentre mi compiacevo del loro impegno e della loro bravura ti ho chiamato, come spesso mi accade, perchè mi piace sentirti vicino e attento ai miei pensieri. Ho condiviso con te questo concetto ribaltandolo nel suo significato più profondo indossandolo come un abito fatto su misura, ovvero cercandoti nel luoghi che ci sono congeniali. Arrivi sempre, perchè sempre ci sei e sono certa ci sarai.

Per sempre.

Parole

Sono affascinanti le parole.

Accompagnano, anche nel silenzio, sorprendono quando compaiono nei luoghi più inaspettati: un  biglietto ingiallito girato d’istinto, una lettera ripiegata in una scatola da scarpe riposta in solaio, una poesia dietro una fotografia che si credeva perduta per sempre, una dedica gigante, rossa e gialla, sotto un cavalcavia.

Sono ancora qui, ancora una volta, trasferita nel tempo, virtuale e reale.

(come se fossero passati cent’anni e forse è davvero così)

Piena di parole dette e taciute, soprattutto taciute perchè in certi momenti della vita, incredibilmente, risultano inutili e non abbastanza contenibili.

Tuttavia di loro non posso farne a meno.

Allora le parlo e le scrivo, sperando così, di poter essere più vicina a coloro che abitano la mia vita, sperando di farmi comprendere da chi amo e cercare di comprendere a mia volta, se avranno l’energia sufficiente di tradurre le loro parole affinchè possa assimilarle appieno.

Le parole hanno significati precisi, ma per ognuno diversi, come la vita.

GRAZIE A TUTTI

Vita nuova?
 

Si chiude un capitolo, se ne apre un altro?

 

Così è la vita, tutto si trasforma, nel bene e nel male. Mentre salutavo un'amica di qui dentro, con la quale per una stagione della vita ho condiviso cose molto divertenti, pensavo con tristezza che sto per lasciare, ancora, un po' di cuore, proprio qui, che lo consideravo, stupidamente un luogo eterno.
Eppure avrei dovuto imparare da tempo che di eterno non c'è nulla…

Ho conosciuto persone magnifiche, sotto tutti i punti di vista, alcune si sono concretizzate materialmente le ho potute toccare, annusare. Altre sono rimaste uno scambio epistolare, un pensiero, ma così forte nella mia testa, da accompagnarmi in tanti gesti del quotidiano e questo significa essere importanti.
Vorrei salutarvi uno ad uno e dedicarvi un pensiero, ma non vorrei dimenticarmi qualcuno e nel rischio preferisco salutarvi tutti insieme.
Solo Carlo e Primo, figure fondamentali di questo pianeta e che non sono più tra noi cito volutamente, per condividerne con voi la memoria.

Voglio che sappiate, che ognuno di voi per me ha rappresentato tanto, tantissimo, che siete stati importanti, a volte fondamentali per farmi sentire viva e partecipe di un tutto che a tratti mi è stato ostico. Mi sono sentita protetta, amata, seguita, voluta bene, considerata.
E' stato bellissimo e vi ringrazio dal profondo del mio essere.

Vi lascio con l'immagine del mio cuore di pelo, colei che diede vita al mio nick perchè Sgnapis era il nome con cui la chiamavo a volte.
Sono certa  che ci incontreremo altrove, ma se  non dovesse accadere, rimarrete per sempre con me.

Grazie
SgnapiSilvia

                                                                                     
                                                                http://sgnapisvirgola.iobloggo.com

                                                                                    Arrivederci….
 

sgnapis2

Silenzi

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Oggi ho lasciato che il sole mi baciasse con passione e che le zolle di terra grigia, mosse a raccogliere nel loro ventre il nuovo seme, mi sorprendessero come sempre con la loro bellezza.

Ho ascoltato la musica provenire dalle colline e dal cielo turchino mosso dal vento, ammiravo le nuvole che come passerotti giganti balzellavano con grazia e senza peso.
Nastri di prato verde smeraldo alternati a terreno arato dai toni bruni, crevano il mare della terra che muta e si muove senza farsi notare.
Profumi di erba tagliata mista a letame mi riportavano ricordi delle mie origini da latte appena munto.

Mi piace essere nata dalla terra.

Ho guidato piano, senza nostalgie e senza pensieri.

Silenzio.

Sono tornata a casa con la voglia di riordinare mi sono messa a stirare.
Sistemando alcune cose nell'armadio ho trovato una maglia che non vedevo da almeno tre anni.
L'ho stirata di nuovo, lasciando che tutto il silenzio che gravitava attorno a quell'indumento aleggiasse per casa, guardandomi attorno e osservando quanto e cosa era cambiato da quando era stata riposta per sempre.

Ho respirato piano, senza dolore e tanta dolcezza.

Silenzio.

Transumanze

 

Per anni le valigie rimasero riposte negli armadi del solaio, sulle mensole in alto. Nemmeno sapevo quante ne avevo, tanto da comprarne, ogni tanto, una più moderna e pratica, dimentica degli acquisti precedenti, ignara dell'inutile accumulo che si sarebbe creato, per una stanziale come me.

Da ragazza sì, viaggiavo parecchio per amore, per lavoro ero sempre in giro in treno, successivamente in auto, appena data la patente infatti girai quasi tutta l'Italia, da sola e in pochissimo tempo. Ero lanciata in un vortice nel quale le valigie avrebbero rappresentato il passe par tout del mio futuro, il filo legante tra una vita conosciuta e l'ignoto che il viaggio rappresenta per antonomasia. Mi piaceva questa sensazione di libertà, di novità, di opportunità diverse a differenza del mio piccolo cortile dai confini definiti.

Poi la vita mi riportò bruscamente a casa. Nessun amore lontano da raggiungere, nessun lavoro proiettato nell'universo mondo, ma un marito, il primo, conosciuto sui banchi delle elementari e un lavoro sedentario da impiegata. Nuove valigie arrivarono tra i regali di nozze: rigide, rosse, col manico e le rotelle, due, sul lato in fondo, opposto a quello del manico, per sollevarle e trascinarle agevolmente. Lo facemmo come meglio potemmo e con tutta la nostra buona volontà, in un matrimonio destinato a fallire sin dall'inizio. Le ferie e i brevi viaggi che ci concedemmo, non attenuarono il disagio di questo legame, incapace, come le valigie, di decollare per un lungo viaggio. Seguirono anni privi di spostamenti. Anche il viaggio di nozze, il secondo, deciso da me, alla ricerca di un'alternativa, alla fine si rivelò un fallimento: itinerario enogastronomico nelle dolcissime Langhe. Occorre essere in sintonia per affrontare un viaggio del genere, intendersi alla perfezione, amare le stesse cose, soprattutto gli stessi ritmi e non era così tra me e il secondo marito che anelava luoghi esotici. Anche questo matrimonio smise di viaggiare molto alla svelta. Si trascinò per alcuni anni, da una parte all'altra del cortile, per naufragare in un doloroso e distruttivo silenzio.

Senza figli, a quel punto, non aveva alcun senso continuare, perché l'amore, quello, chissà dov'era finito e da quanto tempo.

Da sola fu un altro viaggiare. Tutto pareva possibile e in divenire, ma la stanchezza e la paura di non farcela smorzarono gli entusiasmi. Poi, a dire il vero, il cortile vuoto svelò spazi interessanti, per cui mi spostai poco, quasi sempre in ferie e qualche volta per andare a trovare nuovi amici. In compenso ripresi a leggere, dipingere e scrivere. Le valigie continuarono a giacere in solaio e in cantina, protette da pellicole di plastica. Negli anni, comunque, con l'addizionale di qualche regalo, diventarono numerose. Poi arrivò il trolley, pratico per andare in palestra tutti i giorni, indispensabile per i viaggi in aereo.

Ne comprai un set di tre, di misure diverse e subito capii che le mie belle valigie non le avrei usate mai più. Ma è errato trarre conclusioni affrettate perché la vita riserva sempre delle sorprese.

Ora ho la casa piena di valigie, aperte, chiuse, piene, vuote…Le ho tirate fuori tutte, o quasi, sono rimasti in cantina una valigia rossa rigida e un trolley verde acido con le ruote arancioni, una delizia, ma troppo grande per essere spostato pieno senza sfiancarsi. Dovrei essere più accorta negli acquisti a volte.

E' ritornato il tempo della transumanza, per caso o per miracolo, non saprei dire a questo punto della mia vita.

Una serie di coincidenze ha richiesto un numero imprecisato di contenitori atti al trasporto di cose, abiti, oggetti…Il babbo che dopo molti anni che abitava la sua “tana” è stato sfrattato e come si dice che “non tutti i mali vengono per nuocere” affermo per fortuna, perché ora abita una casa vera, che richiede molte attenzioni però, tessuti, tende, copriletti, reti, materassi…Poi cosa che definirei commovente, ho ritrovato il mio amore lontano. Lontano nel tempo e lontano fisicamente. Ma non come credevo, dato che ci siamo innamorati di nuovo e immediatamente e ancora di più di quando eravamo ragazzi. Per cui ho ripreso a viaggiare spesso e con regolarità, mi sposto con valigie piene di ogni cosa, per una casa, per un'altra, per un luogo per un altro in cui comunque ho il mio letto comodo dove dormire e sognare volendo. E poi sempre il trolley pronto per la palestra, che non sia mai che abbia voglia, tra uno spostamento e l'altro, di fare una sgambettata sul tapis roulant e non abbia l'occorrente appresso. Mentre guidavo pensando a cosa avrei dovuto lasciare in un luogo e prendere in un altro e cosa avrei dovuto prelevare da dove abito per portarlo altrove, malgrado la stanchezza fisica mi rendevo conto che stavo bene come non mi capitava da tanto tempo. Che ogni cosa che avevo coltivato nel mio cortile fa parte di me e non necessita di valigie per essere trasportato e che ora so con certezza dove voglio andare ma soprattutto con chi. Ho capito che malgrado non mi sia spostata molto in questi anni, in realtà ho viaggiato moltissimo facendo scelte a volte molto coraggiose. Sono stata costretta ad intraprendere viaggi molto faticosi senza spostarmi di un millimetro, eppure mi hanno permesso di vedere nuovi orizzonti prima sconosciuti perché hanno misurato il mio coraggio e le mie energie. Ho capito che amo molto e sono altrettanto amata e che ciò che sono, nel bene e nel male è frutto dell'amore di chi mi porto dentro. E io sono abitata da persone meravigliose. Ecco perché ovunque è la mia casa e dopo tanto apparente immobilismo, le mie gambe possono riprendere ad andare dove vogliono.
Io, intanto, sorrido.

 

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3 anni

Carmanthenshire

L’asfalto nero pare un nastro di raso lucido. Cade una pioggerella fine.  Ricordi quando abbiamo percorso  questa  autostrada  di ritorno da una gita al mare?
Abbiamo riso tanto, ignari di ciò che sarebbe accaduto dopo pochi mesi.

Ancora mi assale improvvisa la voglia di piangerti, come la voglia di vederti  che rimane immutata nel tempo. Come immutato è il tuo volto ogni volta che lo rivedo.
 

E’ così che funziona: ti chiamo, mi giro e ti vedo,  sorridente, come nei tuoi giorni migliori. Mi guardi in silenzio, scosso a volte, dalla tua risata grassa che di solito mi prendeva in giro.

La musica mi accompagna sempre, anche ora. Ci sei anche tu, comodamente seduto sul sedile del passeggero, ora guido sempre io. Ti piaceva come guido anche se dicevi che  a volte sono troppo nervosa.

Ti ho chiamato perché ho bisogno di parlarti…  aspetta che abbasso il volume è importante ciò che ho da dirti…

Siamo su questa autostrada che mi riporta a casa, dopo una bella giornata.
Mi pare strano dirlo a te, così strano… ma io mi sono di nuovo  innamorata.

Sì, è così, e so che lo sai, tu sai tutto di me ora, ancora prima di me.

Continui a guardarmi e a sorridere, non sei geloso. Tu! La vita ci cambia così tanto?
O è la morte?

Aspetta, non rispondermi subito…  ascolta questo brano…

Di giorno si vede ciò che di notte si può solo sentire e viceversa. Certe volte, di notte è terribilmente faticoso gestire i ricordi.
Di giorno la luce allarga lo sguardo e alleggerisce, di notte i contorni bui sono impossibili  da misurare.
Il verde dell’erba danzante nel vento è rassicurante e scaccia l'angoscia, le nuvole si rincorrono e pare possibile seguirle solo aprendo le braccia.

Di notte, chiusi nei confini di se stessi si aspetta che passi la paura di non farcela, con la convinzione di morirne.
Spesso ti ho cercato in quei momenti,  solo il verde del prato mi permetteva di respirare, o il correre delle nuvole, un cielo terso o un’alba grigia; bastava  ci fosse luce e così capivo che era un altro giorno a definire  il mio vivere.

Il buio ha richiamato per moltissimo tempo la tua mancanza.  Solo ora sei sempre in luce, è sconfitta la mia paura di perderti.

Solo ora posso tornare ad amare intensamente, amandoti.

Non dici niente, sorridi e guardi avanti.
Come me. 

Questo amore

 
008

Questo amore
 

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

 J.Prévert

Non sono sparita

C'è stato caldo oggi, caldissimo.
Avevo voglia di stare fuori all'aria aperta.
Ho voglia di pace e di silenzio e di pensare ai fatti miei.
Ogni tanto mi chiedi dove sono finita…Sono sempre qui tesoro.
Tu sei sempre qui, con me.
Ma fuori, al sole, nel profumo dell'erba tagliata, nella bici che fa un rumore strano, nel picchiare del martello del babbo, nell'abbaiare del cane, nel quarto di luna, nell'aria fresca della sera, nel tulipano sulla tomba di Emilio, nelle anatre che si lavano al torrente, nel brillio del mare di Levanto, nel caldo torrido del parcheggio, nel fresco di prima mattina che pizzica la gola, nel profumo della protezione solare, nella musica che rotola dal lettore cd dell'auto, nel cuore…

Sempre con me, nella mia vita, passata e futura.
E presente.

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Ricami di tempo

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Arrivo trafelata ogni volta, in ritardo sul mondo, nel prendere il n.3, nel dormire abbastanza, nel ricordare le pastiglie. Arrivo trafelata ogni volta, in ritardo a prendere gli abiti in lavanderia, nel girare i pneumatici dell'auto, pagare l'abbonamento in posta, le rate del condominio in banca, la spesa alla cassa del supermercato.
Arrivo trafelata ogni volta in ritardo ad immettermi nel traffico della mattina, nella rotonda del Campovolo, nel sottopassaggio del Foro Boario
Sono sempre in ritardo sulla mia vita amore mio.
Ci sarà un motivo per questo: sono troppo lenta, troppo pigra, troppo distratta a pensare ad altre cose, o forse è il mondo ad essere in anticipo su di me che sono ancora in divenire.
Non so.
Mi ricordo che quando tu c'eri non ero così. Non correvo così tanto, non ero trafelata e in perenne ritardo.
O forse sì e non mi pesava tanto, avevo te con cui parlare dei miei ricami di tempo, merletti bizzarri che imbastivo con la mia giornata.
Avevo te con cui parlare e forse questo dava senso ad ogni cosa, ritardi compresi, che sembravano parte della normale esistenza e non un rimarcare un senso di colpa e di inadeguatezza.
Forse sarà che non mi pare così importante adesso esserci sempre, su tutto, sopra ogni cosa, puntuale come un orologio svizzero.
Ma il tempo che io impiego a cercarti amore mio, come potrà mai essermi reso?